Centoquarantacinque anni di storia, di profumi e di tradizioni che si intrecciano con l’identità stessa della città. Nella giornata di ieri il sindaco di Lucca, Mario Pardini, ha consegnato all’Antica Fabbrica del Buccellato di Lucca un attestato per i 145 anni di attività e per l’importante ruolo svolto nel campo turistico e cittadino. Alla cerimonia era presente anche Paola Granucci, assessore alle Attività Produttive, al Commercio, al Decoro Urbano e all’Innovazione della città.
Il riconoscimento a Taddeucci celebra non soltanto una storica attività commerciale lucchese, ma anche uno dei simboli gastronomici più rappresentativi della città. Il buccellato, infatti, è molto più di un semplice dolce: è un pezzo di memoria collettiva, un prodotto che accompagna da generazioni la vita dei lucchesi e che continua ad affascinare i visitatori provenienti da tutto il mondo.
Non a caso un antico adagio cittadino recita: “Chi viene a Lucca e non mangia il buccellato è come non ci fosse mai stato”. Una frase che racconta bene il legame profondo tra questa specialità e il territorio.
L’Antica Fabbrica del Buccellato di Lucca affonda le sue radici nel 1881, quando Jacopo Taddeucci aprì la storica bottega in Piazza San Michele, dando vita alla versione moderna del celebre dolce lucchese. Da allora si sono succedute cinque generazioni della famiglia Taddeucci, custodi di una tradizione rimasta sostanzialmente immutata nel tempo.
Il nome “buccellato” (deriva dal latino buccellatum, ovvero “boccone”), termine che indicava un pane dolce già diffuso in epoca romana. La ricetta, semplice ma inconfondibile, racconta la storia di un dolce popolare e “povero”: niente grassi aggiunti, né latte o uova, ma soltanto farina, zucchero, lievito madre, uvetta e anice. Un equilibrio di ingredienti che ancora oggi rappresenta il segreto del suo sapore caratteristico.
Tra gli elementi più preziosi custoditi dalla storica pasticceria vi è proprio il lievito madre originale, tramandato di generazione in generazione e ancora utilizzato nella produzione quotidiana dei buccellati.
Negli anni il dolce lucchese ha conquistato estimatori illustri. Secondo la tradizione sarebbe stato cliente dell’antica fabbrica niente meno che Giacomo Puccini. Nel 1986 la bottega ricevette la visita di Carlo III, allora principe d’Inghilterra, durante il suo soggiorno a Lucca. Anche Papa Giovanni Paolo II fu omaggiato del celebre prodotto in Vaticano.
A consacrare definitivamente il valore gastronomico del buccellato lucchese, a forma di ciambella o filoncino, è stata anche la giornalista e gastronoma americana Mimi Sheraton, che lo inserì nel suo celebre volume “I 1000 cibi da mangiare prima di morire”.
